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LA STORIA DELL'ASSOCIAZIONE

Proviamo a scrivere la storia di 12 anni di esistenza di Modena Terzo Mondo, anche se mi viene sinceramente difficile ripercorrere il passato, come mi viene pure difficile parlare di un futuro che non ci appartiene ancora; a me piace vivere nel presente, in quello che ci è dato da vivere, nei luoghi dove incontriamo le persone… Comincerò proprio da qui questa meravigliosa storia: una storia piena di persone con i loro volti, i loro sorrisi, i loro problemi e i loro errori.
Spero mi scuserete se la mia memoria dimenticherà qualcuno o qualcosa…

Tutto comincia con il primo viaggio a Joaquim Nabuco, nello stato del Pernambuco nel 1991, il mitico nordeste brasiliano! Da tre mesi lavoravano in questo posto tre suore dell’ordine del Divino Amore: Maria Grazia, Leila e Carmen. Questo è stato il nostro primo contatto con quello che da noi in occidente viene chiamato, talvolta in modo improprio, “Terzo Mondo”; una esperienza da consigliare a chiunque, perché una cosa è farsi raccontare il sud del mondo, un’altra cosa è viverlo, anche se per poco tempo, e poco a poco accorgersi che il mondo diventa un intrecciarsi di persone, di volti che si guardano, di mani che si stringono, di piedi che camminano.

Da questo intrecciarsi di mani, ti accorgi che le immagini che i mass-media ti propongono sono tutta un’altra cosa: i numeri tragici diventano persone, cuori che battono, uomini e donne che sperano insieme in un mondo migliore più giusto, più equo, più fraterno, più solidale.

Con il primo viaggio avevo capito che non ero l’unico a sognare tutto questo, che non ero l’unico utopista, ma che eravamo in tanti e anche se non facevamo notizia, capivo finalmente cosa voleva dire l’antico proverbio: “Fa più rumore una pianta che cade, che una foresta che cresce”.

Da quel primo viaggio nacque la voglia di mettere insieme tutti gli amici che si conoscevano per costituire insieme un mondo diverso dove tutti potessero vivere con pari dignità a nord e a sud, dove tutti, potessero fare collazione al mattino, pranzo a mezzogiorno, cena alla sera, dove tutti potessero studiare e giocare, dove tutti potessero amare ed essere amati.

Da questo primo viaggio nacque poi la scoperta che tanti erano gli amici della città e provincia di Modena che condividevano la propria vita con quella degli altri, lontano dai propri affetti più cari, camminando a fianco di chi era stato dimenticato dal nostro mondo occidentale o ancora peggio condannato dal nostro modo di vivere.
E così abbiamo conosciuto persone tanto semplici, quanto meravigliose: non si può dimenticare Suor Maria Paola, superiora delle suore e da alcuni anni non più tra noi; con lei abbiamo conosciuto la città di Mariana nel Minas Gerais e oggi continuiamo a sostenere le iniziative nel “Bairro Cabanas”, portate avanti ora delle suore della Beneficenza popolare di Mariana.

Poi abbiamo conosciuto l’istituto per sordomuti “Severino Fabriani” che nella periferia di San Paolo del Brasile, rappresenta una speranza per tanti ragazzi sordomuti della grande periferia della città. Poi il primo viaggio a Goias… una sorpresa incredibile! Era il 1993 e conoscemmo la trentennale esperienza della Chiesa modenese nella diocesi di Goias, esperienza conosciuta pochissimo nella nostra città e provincia quasi a volere diminuire o dimenticare questo meraviglioso scambio tra chiese sorelle.

In questi 12 anni di vita di Modena Terzo Mondo l’esperienza a fianco di queste persone (che voglio volutamente chiamare “uomini e donne di Dio”), è stata importantissima per tanti di noi e per questo vanno ringraziati la nostra “Zia” Anna Maria Melini e i tanti nostri “zii” da Arrigo a Francesco (Chico), Eligio, Maurizio, Isacco, Giuliano…

Continuando la storia poi arriviamo a San Paolo nella Diocesi di São Miguel Paulista, la stessa dove lavorano le suore Figlie della Provvidenza; in questa Diocesi abbiamo conosciuto oltre a Pe. Gianni Michelini e le sue comunita’, il lavoro nelle Case dos Meninos 1 e 2, gli asili dei missionari Saveriani nel quartiere di Guaianazes, abbiamo visto sorgere la Cooperativa Giovani Artigiani Brasiliani con i loro ormai famosi “bonequinhos” e la casa di accoglienza per ragazzi/e nata a fianco della Casa dos Meninos 2 grazie, in particolare, al lavoro di Pe. Giorgio Gagliani scomparso a metà 2003.

Importantissimo fu poi l’incontro con Padre José Antonio da Silva, allora parroco a Sant’Anna di Itaquera e responsabile del Centro Sociale “Fé e Alegria”: con lui abbiamo intrapreso percorsi incredibili nella conoscenza della realtà brasiliana e grazie a lui abbiamo conosciuto uomini e donne che nel silenzio, come noi, credono in questo scambio e che con umiltà e semplicità lavorano per costruire un nuovo mondo.
Oggi Padre José ha sostituito i Saveriani a Guaianazes e Padre Olavo è subentrato a lui nel Centro Fe’ e Alegria e, con il suo meraviglioso modo di fare, continua il lavoro iniziato da Padre José.

Mano mano che scrivo mi accorgo di dimenticare tante cose importanti, ma ricordarsi tutto e tutti risulta talvolta difficile… Non voglio però di certo dimenticare Padre Luigi de Rocco, per tanti anni parroco a Joaquim Nabuco: il nostro primo, grande (in tutti i sensi) compagno di viaggio. A lui dobbiamo tanto di quanto fatto fin’ora! Lui, con semplicità, ci racconta la Chiesa della speranza, la Chiesa dei nostri sogni, che non è altro che quella di Gesù Cristo, la Chiesa che cammina a fianco degli uomini e delle donne del nostro tempo condividendone (vedi Concilio Vaticano II) gioie e dolori.

Questa è la Chiesa che in questi anni abbiamo conosciuto e di cui farne parte è, almeno per chi scrive, motivo di orgoglio; una Chiesa che si impegna e che vive a fianco dei poveri, con coloro che i grandi della terra hanno già cancellato dalla loro cartine geografiche e dalla loro storia, poichè mettono in discussione un modo di vivere che permette al mondo occidentale di consumare l’80% delle risorse della terra e lascia al resto del mondo il 20% delle risorse.
Per questo sin dall’inizio della nostra storia abbiamo deciso di camminare fianco a fianco con Luiz Inacio “Lula” da Silva, un uomo che avendo conosciuto di persona la miseria e l’ingiustizia, ora che è diventato presidente del suo amato Brasile, sa cosa bisogna fare perché tutte le persone del suo paese e del mondo intero possano vivere con più dignità, senza lo spettro della fame e della miseria. Come lui, crediamo che la politica debba ritornare ad essere prima di tutto un modo di agire per il bene di tutti e non solo di alcuni escludendo i più deboli ed emarginati.

Come già detto prima, questa storia è molto parziale: ognuno di noi di Modena Terzo Mondo ha la sua storia importante da raccontare diversa dalle altre, appunto perché sua. Sin dal primo viaggio ci siamo resi conto che con poco si poteva fare tanto e tutti potevamo fare poco per cambiare questo mondo: da qui la nostra insistenza a coinvolgere tutti quanti quelli che si incontrano e si conoscono ad aderire alle azioni di solidarietà a distanza che sono in fondo la forza della nostra associazione.

Le azioni di solidarietà a distanza cambiano la vita di tante persone, costruiscono un mondo diverso, danno la possibilità a tanti bambini di avere un futuro diverso; in questi anni abbiamo dato la possibilità a più di 15.000 bimbi di avere un futuro un po’ migliore e tutto questo è stato possibile grazie a tutte quelle persone e famiglie che ci hanno sostenuto e continuano a sostenerci, queste centinaia di persone sono il motore di questa nostra associazione, sono loro che hanno reso possibile tutto quello che si è fatto e che in futuro si farà.

Importantissime nella nostra storia sono tutte quelle persone, giovani e meno giovani, che ogni anno vanno a conoscere da vicino quanto si sta facendo, ma soprattutto vanno a conoscere le persone che portano avanti con il loro lavoro, ogni giorno, questa nostra storia di scambio, di solidarietà e di giustizia. Queste esperienze in Brasile, Africa o in altro luogo sono importanti poiché rappresentano in primo passo verso la conoscenza, la comprensione e la condivisione.

La nostra storia è poi fatta di tanti incontri con persone e associazioni che come noi stanno costruendo il mondo che vorrebbero: Frei Betto, dom Thomas Balduino, dom Eugenio Rixen, Rigoberta Menchù, Padre Luigi Ciotti, Gianni Mina’, Marina Silva, Padre Alex Zanotelli, José Graziano, Carlyle Vilarinho, Flavio Botelho, Leonardo Boff, Padre Marcelo Barros, Luis Badilla Morales, don Albino Bizzotto, Antonio Vermigli, Julio Lancellotti, Celso Carpenedo, Padre Arturo Paoli, Celso Anghinoni, e tanti, tanti altri.

Volutamente non ho scritto i nostri nomi per non dimenticare qualcuno che non lo meriterebbe. In tutti questi anni, che per tanti di noi sono stati i più belli e anche i più intensi, abbiamo incontrato tantissime amiche e amici, che ogni giorno continuano a farci capire che se ogni persona desse il proprio contributo, quel mondo diverso non sarebbe solo possibile, ma diventerebbe realtà.

Per quanto mi riguarda continuerò a credere che l’unica vita che abbiamo da vivere su questa terra la si debba spendere per qualcosa di importante e per questo non sono disposto a rinunciare ai sogni e all’utopia, ed anche ad una buona dose di pazzia, non dimenticando mai che gli uomini non devono essere schiavi dell’avere, ma a servizio dell’essere.

E per finire vorrei riprendere quanto già scritto: la cosa più importante di questa nostra storia e’ l’avere contribuito a dare dei nomi e dei volti a delle persone che per i mass-media purtroppo sono solo dei numeri: noi vogliamo fare conoscere gli uomini, le donne e i bambini che come noi, ma in altre parti del mondo, fanno parte di questa storia.

Mi sembra giusto dedicare l’ultima riga di questa storia a tutte quelle donne e quegli uomini che per questi sogni e questi ideali hanno dato la vita e purtroppo continuano a morire ogni giorno: a noi l’impegno di non dimenticarli e di seguirne il cammino.

Un abbraccio di Pace e Giustizia.
Luca Mucci

 

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HISTORY OF THE ASSOCIATION

I shall try to tell the story of Modena Terzo Mondo’s 12-year existence, even though I find it truly difficult to retrace the past, just as it is difficult for me to talk about a future which is yet to arrive; I like to live in the present, with what we are given in life... Thus I shall begin right here to recount our wonderful story: a story full of people with faces and smiles, problems and mistakes.
I hope you will forgive me if my memory causes me to forget someone or something...

Everything began with our first trip to Joaquim Nabuco in 1991, in the State of Pernambuco in mythical north-eastern Brazil! Three nuns from the order of the Divine Love had been working there, Maria Grazia, Leila and Carmen, for three months. This was our first contact with what is called in the West the ‘Third World’, an experience to be recommended to everyone, because it is one thing to hear about the southern hemisphere, but another thing all together to live it, even if only for a while, and gradually you realise that the world becomes a weave of people, of faces watching you, of hands shaking, of feet walking.

From this weave of people you realise that the images shown by the mass media are a far cry from reality – the tragic numbers become real people, hearts that beat, men and women who together dream of a better, fairer, more united world.

On my first trip I understood that I was not alone in dreaming about all this, I was not the only utopist, and that in actual fact there were lots of us and even if we were not exactly making the news, I finally understood that although there is always good news around in the world, it is always the bad news that makes the headlines.

From that first trip onwards I had the desire to unite everyone with the same dream in order to build a different world, where everyone could live with equal dignity in the north and in the south, a world in which everyone could eat breakfast in the morning, lunch at midday and dinner in the evening, where everyone could study and play, where everyone could love and be loved.

We then discovered that there were so many people in the city and province of Modena who were already sharing their lives with the less fortunate, who were far away geographically, but walking side by side metaphorically with those who have been forgotten by the West, or even worse, excluded from our way of life. And we met so many good-hearted people: we cannot forget the late Sister Maria Paola, the Mother Superior of the nuns; with whom we got to know the city of Mariana in the State of Minas Gerais, where we still support the projects underway in the Cabanas neighbourhood, which are now under the watch of the nuns of the Beneficenza Populare in Mariana.

Then we came across the ‘Severino Fabriani’ Institute for the deaf-and-dumb on the outskirts of São Paolo, which represents a hope for so many deaf-and-dumb children living on the periphery of the big city. Then our first trip to Goiás… What an incredible surprise! It was in 1993 and we were the 30th group of people to come from the Church in Modena to the Diocese in Goiás for the exchange between our two sister churches, a practically unknown experience in our city and province.

In the 12 years of Modena Terzo Mondo’s existence our experiences with these people (that I deliberately want to call “men and women of God”), have been so important for so many of us, and I want to thank our “Aunt” Anna Maria Melini and our many “Uncles”, from Arrigo to Francesco (Chico), Eligio, Maurizio, Isacco, Giuliano…

Continuing the story, we arrived in São Paolo in the Diocese of São Miguel Paulista, where the Figlie della Providenza nuns are at work, and in the Diocese we found not only Father Gianni Michelini and his community, but also the work carried out in Casa dos Meninos I and II and the kindergartens of the Saveriani missionaries in the Guaianazes district. We also saw the Young Brazilian Craftsmen’s Cooperative grow with their now famous “bonequinhos” (illustrations) and the welcome house built next to the Casa dos Meninos II. And we particularly want to thank Father Giorgio Gagliana, who passed away in the middle of 2003, for all his hard work.

The next important step was meeting Father José Antonio da Silva, the then parish priest of Sant’Anna de Itaquera and in charge of the Fé e Alegria Social Centre: with him we began incredible journeys into understanding the Brazilian reality and thanks to him we met many others who, like us, believe in this exchange and who work humbly and simply to build a new world. Today Father José has replaced the Saveriani missionaries in Guaianazes and Father Olavo has taken over his role in the Fé e Alegria Social Centre, and in his wonderful way he continues the work started by Father José.

As I write I realise I am forgetting so many important things, but remembering everything and everyone is proving so difficult. However I certainly cannot forget Father Luigi de Rocco, Joaquim Nabuco’s parish priest for so many years and our main, big (in more ways than one) travelling companion. So much of what we have achieved up until now is due to him! He humbly tells us of the Church of hope, the Church of our dreams, which is Christ’s Church, the Church that walks side-by-side with the men and women on this earth, sharing joy and pain.

This is the Church we have got to know in these past few years and of which I feel proud to be a part, a Church which commits itself to the poor, to those who the world leaders have erased from their world map and from history, as they lead a lifestyle that allows the developed world to consume 80% of the world’s natural resources and leave only 20% for the rest of the world.

Because of this we decided from the very beginning to support Luiz Inácio Lula da Silva, a man who has personally experienced poverty and injustice and who, now that he has become president of his beloved Brazil, knows what has to be done to ensure that everyone in his country and the whole world can live with more dignity, without the ghost of hunger and poverty. Like him, we believe that politics should go back to being about the good of everyone, rather than about the few more fortunate, thereby excluding the weak and the marginalized.

As I have already mentioned, this story is very incomplete: everyone of us at Modena Terzo Mondo has their own individual story to tell that differs from the others. From the very first trip we realised that a little can go a long way and everyone can do something to change the world: from this stems our insistence on involving everyone we meet in our aid efforts which are the basis of our association.

International aid efforts change so many people’s lives, they help to build a different world, they give so many children the possibility of a better future. Over the years we have allowed more than 15,000 children to have a slightly better future and all this is thanks to the people and the families that have supported and continue to support us. These hundreds of people are the driving force behind our association and it is them who have made possible everything that has been and will be achieved.

All these people, young and not so young, who every year go to experience up close what we are doing in Brazil, above all getting to know the people who carry out the work, to provide aid and justice, are so important. These experiences in Brazil, Africa and other places are important as they represent the first step towards awareness, understanding and sharing.

Our story is made up of so many encounters with people and associations that like us are helping to build a better world: Brother Betto, Dom Tomás Balduíno, Dom Eugenio Rixen, Rigoberta Menchù, Father Luigi Ciotti, Gianni Mina, Marina Silva, Padre Alex Zanotelli, José Graziano, Carlyle Vilarinho, Flavio Botelho, Leonardo Boff, Father Marcelo Barros, Luis Badilla Morales, Don Albino Bizzotto, Antonio Vermigli, Julio Lancellotti, Celso Carpenedo, Father Arturo Paoli, Celso Anghinoni and so many others.

I deliberately have not written our names in order not to forget someone who deserves a mention. Over these years, which for so many of us have been the best and also the most intense, we have made so many friends, who everyday continue to make it clear that if we all did our bit, this different world that we aim for would not only be possible, but it would become reality.

As far as I am concerned, we only have one life on this earth and I believe we should use it to do something important and because of this, I am not prepared to give up on my dreams, never forgetting that mankind should not prioritise well-being over materialistic possessions.

And to finish I would like to highlight the most important point in our history: having given names and faces to the people to which the mass media sadly only attributes numbers. We want to show the men, women and children that like us, but in other parts of the world, are part of this story.

It seems appropriate for me to dedicate this last line to all the men and women who have given their lives for these dreams and ideals, and who regrettably continue to die everyday: it is our job to never forget them and to continue on their path.

For Peace and Justice.
Luca Mucci

 

 

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