C’è aria di crisi e di tensione nel governo di Dilma Rousseff. Lanciata nel suo secondo mandato, la presidente brasiliana si trova a fare i conti con una serie di problemi economici, giudiziari e ambientali. Da due mesi non piove in gran parte del paese. E’ la più grave siccità degli ultimi 80 anni. L’acqua è razionata tre ore al giorno persino in una capitale economica e finanziaria come San Paolo. Ma il fenomeno non ha risvolti solo sociali, con le inevitabili proteste di cittadini esasperati. Le conseguenze si avvertono anche nell’agricoltura, con cali vistosi nelle colture e nei raccolti; nella grande distribuzione; nell’industria, costretta a ridurre le produzioni; negli aumenti, già annunciati, dei costi per l’energia elettrica. Pessime notizie dunque per un’economia che quest’anno, secondo il Fmi, rischia di annaspare poco sopra la parità, con una crescita di un misero 0,3 per cento sul pil, dopo anni di sviluppo del 6 per cento.

La notizia dell’arresto provvisorio del tesoriere del Partito dei Lavoratori (PT) per corruzione, avvenuto stamani, è poi l’ennesima mina per il governo e per la stessa Rousseff, contro la quale molti giuristi sostengono ci siano i presupposti per una richiesta di impeachment. Siamo ovviamente lontani da una procedura che richiede tempi ben più lunghi e prove dirette molto più concrete. Ma il fermo di Joao Vaccari Neto, portato ieri nella sede della Polizia Federale, potrebbe essere il grimaldello capace di far saltare il tappo dello scandalo che dal 2012 insegue la presidente brasiliana.

In una conferenza stampa, il procuratore Carlos Fernando Lima ha spiegato che il pubblico ministero dell’inchiesta “spera di ricevere da Vaccari Neto informazioni su donazioni che ha chiesto, in modo illegale e legale, a persone che avevano contatti con la Petrobras”. Il magistrato ha detto di ignorare se queste donazioni fossero illegali, precisando che il compito del pm sarà proprio questo, “visto che in Brasile molte donazioni ai partiti possono essere perfettamente legali”.

Joao Vaccari Neto è stato indicato da due arrestati nell’inchiesta come il principale collettore delle tangenti che tra il 2004 e il 2012 furono versate alla Petrobras, la più grande azienda pubblica petrolifera del paese, con 85 mila dipendenti, da parte di imprenditori edili in cambio di appalti per la realizzazione di nuovi impianti. Secondo l’accusa, in 8 anni sarebbero stati stornati 88 milioni di reales, circa 4 miliardi di dollari di fondi pubblici e privati nelle casse del Partito dei Lavoratori.

La stessa gestione della Petrobras è stata costellata di scelte strategiche sbagliate e di investimenti che si sono rivelati improduttivi. Perdite che hanno ridotto drasticamente il valore azionario della società di 2,3 volte: nel 2010 valeva 12,6 miliardi di euro, oggi 4,2. Due giorni fa si è dimessa la presidente del gigante petrolifero, Graça Foster, amica personale della Rousseff e più volte difesa come “manager efficiente e dirigente inappuntabile”. Era stata la stessa Foster a chiedere di lasciare. La sua lettera giaceva da tre mesi sul tavolo della presidente della Repubblica. Accettarle, per il Capo dello Stato, significava privarsi di un prezioso alleato che ha sempre fatto da scudo rispetto alle ripetute accuse di corruzione dentro la Petrobras.

Assieme a Foster, si sono dimessi altri cinque alti dirigenti. Bisognerà vedere come agirà il potere giudiziario. Nell’inchiesta ci sono decine di indagati, tra cui molti esponenti politici. Ma il ferreo segreto istruttorio per il momento tiene a riparo le loro identità. Si sa però che alcuni hanno iniziato a collaborare. Come Julio Camargo, un imprenditore delle costruzioni: ha ammesso di aver corrotto i vertici della società petrolifera con 4-5 milioni di euro per farsi assegnare degli appalti.

La vittoria, inaspettata, del candidato dell’opposizione Eduardo Cunha a presidente della Camera, infine, è un altro segnale dei nuovi equilibri politici che si stanno formando in Brasile. E’ considerato un cavallo di razza, molto combattivo. Conservatore sul piano religioso e quello etico-sessuale, è tuttavia uno strenuo difensore della libertà di stampa e di espressione, così come dell’autonomia del potere legislativo. Spesso attaccato, ha sempre trascinato i suoi detrattori in Tribunale, trasformando le aule in arene dove si affrontano i temi più spinosi della società. Gli osservatori sono convinti che non sfrutterà il momento di crisi del Partito dei Lavoratori e le obiettive difficoltà della presidente Rousseff. Aspetterà al varco gli sviluppi dell’inchiesta. Se le confessioni degli arrestati incrineranno il muro di omertà, scenderà in campo e lancerà la sua sfida verso l’impeachment.