Il senato brasiliano ha destituito Dilma Rousseff: con 61 voti a favore dell’impeachment e 20 contrari, Rousseff è stata definitivamente destituita. Michel Temer assume quindi l’incarico di presidente del Brasile fino al 2018, quando sono previste le nuove elezioni. Dopo 13 anni il Partito dei lavoratori (Pt) non è più al governo del paese. Rousseff, eletta per un secondo mandato nel 2014 con 54 milioni di voti, ricorrerà in appello alla corte suprema federale. Gli avvocati dell’ex presidente del Brasile sono pronti a dare battaglia su tutti i fronti: hanno fatto ricorso alla corte suprema del Paese perché sia annullato il voto con cui Dilma è stata rimossa dall’incarico, almeno finché la stessa corte non avrà deliberato sui principi giudiziari su cui sono state costruite le accuse contro di lei. Il collegio difensivo di Rousseff ha anche annunciato diversi ricorsi contro il processo a suo carico.

Intanto in tutto il Paese ci sono state proteste contro il nuovo presidente Michel Temer, che si è rivolto alla nazione con un discorso televisivo in cui ha promesso riforme economiche e misure d’austerità, e manifestazioni in sostegno della Rousseff. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città del paese per esprimere il loro sostegno all’ex presidente. A São Paulo cinquantamila persone sono scese in piazza nel settimo giorno di proteste contro l’attuale presidente Michel Temer, accusato di aver organizzato un colpo di stato per destituire la Rousseff. Sempre a São Paulo la polizia ha usato gas lacrimogeni, idranti e granate stordenti per disperdere i manifestanti, che hanno spaccato le vetrine di banche e negozi, e ci sono stati feriti.

Nel resto dell’America Latina la destituzione di Rousseff ha aperto una crisi diplomatica: i governi di sinistra di Venezuela, Ecuador e Bolivia hanno ritirato i loro ambasciatori, e Brasilia ha fatto lo stesso.