Finisce un mondiale di calcio e vieni via dal Brasile portandoti dietro storie che non sono di calcio. Una è questa. Il protagonista si chiama Daniele Ametrano, ha 27 anni e fa il cameriere in un famoso ristorante di Salvador de Bahia.

salvador

Com’è finito qui?
Per amore di una donna e per disperazione. Un miscuglio micidiale, lo so. Lei la conobbi a Taranto, la mia città, capitata lì dopo una storia troppo lunga da raccontare. Ci mettiamo insieme e, poiché ero disoccupato in una famiglia di disoccupati, lei mi dice: andiamo in Brasile, mettiamo su famiglia a Salvador…
Continui.
Arriviamo qui, due anni fa: prendiamo due stanze in una favela. Ma dura quattro mesi. Poi, una mattina, lei mi dice che vuol tornare in Italia. Io nemmeno ci penso: vai, le rispondo, io resto. Io, in Italia, non ci torno. Mhmm… Okay, capito: ora dovrei spiegare che senso aveva e ha restare qui, in una favela?
Ecco, sì: perché?
Perché qui, intanto, avevo trovato lavoro nella reception di un albergo. Perché qui, se hai voglia, lavoro lo trovi. La fatica è ripagata. Da otto mesi faccio il cameriere: 1500 reali al mese, più le mance. Cioè, oltre 500 euro. E ho un contratto regolare. E tra un anno mi danno l’aumento. E se continuo così, magari, mi fanno direttore di sala. Non mi guardi con quella faccia, la prego. Tornassi in Italia, che prospettive avrei?

Da un articolo di Fabrizio Roncone, IO donna del Corriere della Sera