Da un articolo di Misha Glenny, Financial Times, Regno Unito

 

Mancano meno di due mesi all’inizio dei Mondiali: la partita inaugurale si giocherà il prossimo 12 giugno a São Paulo, se lo stadio sarà completato (oggi è ancora in costruzione). A questo punto è evidente che il torneo non eleggerà solo la migliore squadra di calcio del mondo, ma influenzerà le elezioni presidenziali del 5 ottobre. Negli ultimi tre mesi la presidente Dilma Roussef ha perso punti nei sondaggi e ogni giorno i quotidiani gettano benzina sul fuoco. L’ultimo episodio è stato un duplice attacco lanciato dall’opposizione contro Petrobras, la più grande azienda del paese. Petrobras, parzialmente controllata dallo stato, è accusata di aver valutato male un investimento in una raffineria del Texas. L’amministratrice delegata dell’azienda Maria das Graças Foster, chiamata a testimoniare davanti al senato, ha ammesso che è stato “un cattivo affare”, smentendo però che per la raffineria siano state pagate le cifre insinuate dai critici. Un’indagine parlamentare non ha evidenziato illeciti commessi dai dipendenti dell’azienda. Al momento della firma dell’accordo, nel 2006, Roussef era nel consiglio d’amministrazione dell’azienda. L’azienda petrolifera è stata coinvolta anche in uno scandalo di riciclaggio di denaro che ha travolto André Vargas, del Partito dei lavoratori (al governo). Vargas ha respinto le accuse contro di lui, ma si è dimesso da viceportavoce della camera, mentre Petrobras ha collaborato con le indagini della polizia.

Roussef ha due avversari principali nella corsa alla presidenza. Il primo è Aécio Neves, che grazie alla forza del Partito socialdemocratico può conquistare lo stato di São Paulo (il più grande e importante del paese), ma con una vita privata ricca di eccessi che potrebbe rivelarsi controproducente. L’altro avversario è Eduardo Campos, giovane ex governatore dello stato di Pernambuco e capo del Partito socialista brasiliano. La carta vincente di Campos potrebbe essere la candidatura a vicepresidente di Marina Silva, diventata popolare come ministra dell’ambiente durante il governo di Luiz Inácio Lula da Silva e sostenuta dai giovani e dagli abitanti delle grandi città. In ogni caso Roussef è ancora in vantaggio, ma all’orizzonte si avvicina un’altra possibile tempesta: i Mondiali. La preoccupazione è forte in modo particolare a Rio de Janeiro, dove alcuni incidenti di percorso hanno messo in discussione la capacità del Brasile di organizzare un evento sportivo così complesso. Durante la Confederations cup del giugno 2013, la classe politica del paese è rimasta sconvolta dalla vista di centinaia di migliaia di persone che sono scese in piazza per protestare contro la corruzione nelle istituzioni. Nei giorni degli scontri tra i manifestanti e la polizia l’indice di gradimento di Roussef è sceso sotto il 30 per cento. Le proteste sono state imponenti soprattutto a Rio de Janeiro, dove lo stato di abbandono delle infrastrutture ha alimentato la rabbia verso il governo. A questo bisogna aggiungere i risultati discutibili della politica di “pacificazione” delle favelas, una fantasiosa strategia per combattere la violenza legata al traffico di droga. Nella città le rapine e gli omicidi sono in aumento, e gli scontri a fuoco tra la polizia e i narcotrafficanti sono all’ordine del giorno. Le manifestazioni del 2013 sono state animate dai giovani della classe media, mentre i residenti delle favelas sono rimasti (e lo sono ancora) fedeli al Partito dei lavoratori di Roussef. Ma è probabile che tutti si uniranno alle critiche contro la presidente appena si verificheranno i primi incidenti tra i turisti e le bande di Rio. Il 30 marzo i militari hanno occupato il Complexo da Maré, un insieme di favelas che si trova sulla strada per l’aeroporto. Inoltre, il governo ha stabilito che durante i Mondiali negli stadi ci saranno più agenti antisommossa. Se qualcosa andrà storto, Roussef dovrà fare i conti con le sue responsabilità. Negli ultimi quattro anni, infatti, il paese ha rovinato la buona reputazione guadagnata durante i governi di Lula. Il messaggio delle manifestazioni è chiaro: il Brasile deve combattere la corruzione e concentrarsi sulla sanità, sull’istruzione e sui trasporti. Altrimenti, il governo ne pagherà le conseguenze.

 

Misha Glenny è un giornalista britannico. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è Mc-Maia (Mondadori 2008).

tradotto da as per Internazionale