Proviamo a scrivere la storia di 22 anni di esistenza di Modena Terzo Mondo, anche se mi viene sinceramente difficile ripercorrere il passato, come mi viene pure difficile parlare di un futuro che non ci appartiene ancora; a me piace vivere nel presente, in quello che ci è dato da vivere, nei luoghi dove incontriamo le persone… Comincerò proprio da qui questa meravigliosa storia: una storia piena di persone con i loro volti, i loro sorrisi, i loro problemi e i loro errori.
Spero mi scuserete se la mia memoria dimenticherà qualcuno o qualcosa…

Tutto comincia con il primo viaggio a Joaquim Nabuco, nello stato del Pernambuco nel 1991, il mitico nordeste brasiliano! Da tre mesi lavoravano in questo posto tre suore dell’ordine del Divino Amore: Maria Grazia, Leila e Carmen. Questo è stato il nostro primo contatto con quello che da noi in occidente viene chiamato, talvolta in modo improprio, ‘Terzo Mondo’; una esperienza da consigliare a chiunque, perché una cosa è farsi raccontare il sud del mondo, un’altra cosa è viverlo, anche se per poco tempo, e poco a poco accorgersi che il mondo diventa un intrecciarsi di persone, di volti che si guardano, di mani che si stringono, di piedi che camminano.

Da questo intrecciarsi di mani, ti accorgi che le immagini che i mass-media ti propongono sono tutta un’altra cosa: i numeri tragici diventano persone, cuori che battono, uomini e donne che sperano insieme in un mondo migliore più giusto, più equo, più fraterno, più solidale.

Con il primo viaggio avevo capito che non ero l’unico a sognare tutto questo, che non ero l’unico utopista, ma che eravamo in tanti e anche se non facevamo notizia, capivo finalmente cosa voleva dire l’antico proverbio: “Fa più rumore una pianta che cade, che una foresta che cresce”.

Da quel primo viaggio nacque la voglia di mettere insieme tutti gli amici che si conoscevano per costituire insieme un mondo diverso dove tutti potessero vivere con pari dignità a nord e a sud, dove tutti potessero fare collazione al mattino, pranzo a mezzogiorno, cena alla sera, dove tutti potessero studiare e giocare, dove tutti potessero amare ed essere amati.

Da questo primo viaggio nacque poi la scoperta che tanti erano gli amici della città e provincia di Modena che condividevano la propria vita con quella degli altri, lontano dai propri affetti più cari, camminando a fianco di chi era stato dimenticato dal nostro mondo occidentale o, ancora peggio, condannato dal nostro modo di vivere.
E così abbiamo conosciuto persone tanto semplici, quanto meravigliose: non si può dimenticare Suor Maria Paola, superiora delle suore e da alcuni anni non più tra noi; con lei abbiamo conosciuto la città di Mariana nel Minas Gerais e oggi continuiamo a sostenere le iniziative nel “Bairro Cabanas”, portate avanti ora delle suore della Beneficenza popolare di Mariana.

Poi abbiamo conosciuto l’istituto per sordomuti “Severino Fabriani” che nella periferia di San Paolo del Brasile, rappresenta una speranza per tanti ragazzi sordomuti della grande periferia della città. Poi il primo viaggio a Goias… una sorpresa incredibile! Era il 1993 e conoscemmo la trentennale esperienza della Chiesa modenese nella diocesi di Goias, esperienza conosciuta pochissimo nella nostra città e provincia, quasi a volere diminuire o dimenticare questo meraviglioso scambio tra chiese sorelle.

In questi 22 anni di vita di Modena Terzo Mondo l’esperienza a fianco di queste persone (che voglio volutamente chiamare “uomini e donne di Dio”), è stata importantissima per tanti di noi e per questo vanno ringraziati la nostra “zia” Anna Maria Melini e i tanti nostri “zii”, da Arrigo a Francesco (Chico), Eligio, Maurizio, Isacco, Giuliano…

Continuando la storia poi arriviamo a San Paolo nella Diocesi di São Miguel Paulista, la stessa dove lavorano le suore Figlie della Provvidenza; in questa Diocesi abbiamo conosciuto oltre a Padre Gianni Michelini e le sue comunità, il lavoro nelle Case dos Meninos 1 e 2, gli asili dei missionari Saveriani nel quartiere di Guaianazes, abbiamo visto sorgere la Cooperativa Giovani Artigiani Brasiliani con i loro ormai famosi “bonequinhos” e la casa di accoglienza per ragazzi/e nata a fianco della Casa dos Meninos 2 grazie, in particolare, al lavoro di Padre Giorgio Gagliani scomparso a metà 2003.

Importantissimo fu poi l’incontro con Padre José Antonio da Silva, allora parroco a Sant’Anna di Itaquera e responsabile del Centro Sociale “Fé e Alegria”: con lui abbiamo intrapreso percorsi incredibili nella conoscenza della realtà brasiliana e grazie a lui abbiamo conosciuto uomini e donne che nel silenzio, come noi, credono in questo scambio e che con umiltà e semplicità lavorano per costruire un nuovo mondo.
Oggi Padre José ha sostituito i Saveriani a Guaianazes e Padre Olavo è subentrato a lui nel Centro Fe’ e Alegria e, con il suo meraviglioso modo di fare, continua il lavoro iniziato da Padre José.

Man mano che scrivo mi accorgo di dimenticare tante cose importanti, ma ricordarsi tutto e tutti risulta talvolta difficile… Non voglio però di certo dimenticare Padre Luigi de Rocco, per tanti anni parroco a Joaquim Nabuco: il nostro primo, grande (in tutti i sensi) compagno di viaggio. A lui dobbiamo tanto di quanto fatto finora! Lui, con semplicità, ci racconta la Chiesa della speranza, la Chiesa dei nostri sogni, che non è altro che quella di Gesù Cristo, la Chiesa che cammina a fianco degli uomini e delle donne del nostro tempo condividendone (vedi Concilio Vaticano II) gioie e dolori.

Questa è la Chiesa che in questi anni abbiamo conosciuto e di cui farne parte è, almeno per chi scrive, motivo di orgoglio; una Chiesa che si impegna e che vive a fianco dei poveri, con coloro che i grandi della terra hanno già cancellato dalla loro cartine geografiche e dalla loro storia, poiché mettono in discussione un modo di vivere che permette al mondo occidentale di consumare l’80% delle risorse della terra e lascia al resto del mondo il 20% delle risorse.
Per questo sin dall’inizio della nostra storia abbiamo deciso di camminare fianco a fianco con Luiz Inacio “Lula” da Silva, un uomo che avendo conosciuto di persona la miseria e l’ingiustizia, ora che è diventato presidente del suo amato Brasile, sa cosa bisogna fare perché tutte le persone del suo paese e del mondo intero possano vivere con più dignità, senza lo spettro della fame e della miseria. Come lui, crediamo che la politica debba ritornare ad essere prima di tutto un modo di agire per il bene di tutti e non solo di alcuni escludendo i più deboli ed emarginati.

Come già detto prima, questa storia è molto parziale: ognuno di noi di Modena Terzo Mondo ha la sua storia importante da raccontare diversa dalle altre, appunto perché sua. Sin dal primo viaggio ci siamo resi conto che con poco si poteva fare tanto e tutti potevamo fare poco per cambiare questo mondo: da qui la nostra insistenza a coinvolgere tutti quanti quelli che si incontrano e si conoscono ad aderire alle azioni di solidarietà a distanza che sono in fondo la forza della nostra associazione.

Le azioni di solidarietà a distanza cambiano la vita di tante persone, costruiscono un mondo diverso, danno la possibilità a tanti bambini di avere un futuro diverso; in questi anni abbiamo dato la possibilità a più di 15.000 bimbi di avere un futuro un po’ migliore e tutto questo è stato possibile grazie a tutte quelle persone e famiglie che ci hanno sostenuto e continuano a sostenerci, queste centinaia di persone sono il motore di questa nostra associazione, sono loro che hanno reso possibile tutto quello che si è fatto e che in futuro si farà.

Importantissime nella nostra storia sono tutte quelle persone, giovani e meno giovani, che ogni anno vanno a conoscere da vicino quanto si sta facendo, ma soprattutto vanno a conoscere le persone che portano avanti con il loro lavoro, ogni giorno, questa nostra storia di scambio, di solidarietà e di giustizia. Queste esperienze in Brasile, Africa o in altro luogo sono importanti poiché rappresentano un primo passo verso la conoscenza, la comprensione e la condivisione.

La nostra storia è poi fatta di tanti incontri con persone e associazioni che come noi stanno costruendo il mondo che vorrebbero: Frei Betto, don Thomas Balduino, don Eugenio Rixen, Rigoberta Menchù, Padre Luigi Ciotti, Gianni Mina’, Marina Silva, Padre Alex Zanotelli, José Graziano, Carlyle Vilarinho, Flavio Botelho, Leonardo Boff, Padre Marcelo Barros, Luis Badilla Morales, don Albino Bizzotto, Antonio Vermigli, Julio Lancellotti, Celso Carpenedo, Padre Arturo Paoli, Celso Anghinoni, e tanti, tanti altri.

Volutamente non ho scritto i nostri nomi per non dimenticare qualcuno che non lo meriterebbe. In tutti questi anni, che per tanti di noi sono stati i più belli e anche i più intensi, abbiamo incontrato tantissime amiche e amici, che ogni giorno continuano a farci capire che se ogni persona desse il proprio contributo, quel mondo diverso non sarebbe solo possibile, ma diventerebbe realtà.

Per quanto mi riguarda continuerò a credere che l’unica vita che abbiamo da vivere su questa terra la si debba spendere per qualcosa di importante e per questo non sono disposto a rinunciare ai sogni e all’utopia, ed anche ad una buona dose di pazzia, non dimenticando mai che gli uomini non devono essere schiavi dell’avere, ma a servizio dell’essere.

E per finire vorrei riprendere quanto già scritto: la cosa più importante di questa nostra storia è l’avere contribuito a dare dei nomi e dei volti a delle persone che per i mass-media purtroppo sono solo dei numeri: noi vogliamo fare conoscere gli uomini, le donne e i bambini che come noi, ma in altre parti del mondo, fanno parte di questa storia.

Mi sembra giusto dedicare l’ultima riga di questa storia a tutte quelle donne e quegli uomini che per questi sogni e questi ideali hanno dato la vita e purtroppo continuano a morire ogni giorno: a noi l’impegno di non dimenticarli e di seguirne il cammino.

Un abbraccio di Pace e Giustizia.
Luca Mucci