Il Brasile ha scelto di nuovo Dilma Rousseff per la guida del Paese. Un rinnovo di mandato non decretato da una vittoria schiacciante nei confronti dei suoi oppositori, ma da una chiara affermazione voluta da quella parte di popolazione che ancora crede nel miracolo economico brasiliano. Dopo dieci anni di sostenuto sviluppo, avvenuto sotto la guida di Lula da Silva, il Brasile negli ultimi tempi sembra incontrare diverse difficoltà sul lato della crescita economica, con tassi di variazione del PIL del 2,7% nel 2011 e dello 0,9% nel 2012, lontani dal 7,5% registrato negli anni precedenti. Il popolo brasiliano ha però rinnovato la sua fiducia alla Presidente, preferendo la continuità rispetto al cambiamento proposto dal candidato dell’opposizione di centro-destra Aécio Neves. Dilma Rousseff si è così assicurata la presidenza fino al 2018, ma i problemi strutturali che gravano sul Paese dovranno essere affrontati con urgenza. Oltre alla corruzione endemica, le diseguaglianze sociali e gli alti tassi di violenza, la Presidente dovrà  rispondere della situazione economica in cui verte il Brasile. Secondo i dati della World Bank, lo scorso anno il Brasile è cresciuto appena dello 0,1%, mentre al calo della produzione industriale si affianca un’inflazione percepita ben superiore al 6,5% dichiarato, e le stime per il prossimo futuro non lanciano segnali di una rapida ripresa.

VERSO DESTRA – Lo scarso margine di vittoria della Presidente ha decretato una maggioranza di Governo più frammentata rispetto a quella del 2010, con oltre 21 gruppi alla Camera e un’opposizione stabile, nel numero di seggi, ma guidata dalla forte leadership di Neves. Il nuovo presidente della Camera Eduardo Cunha, esponente del Partido del Movimiento Democrático Brasileño (PMDB), già in passato in contrasto con le posizioni di Rousseff, guiderà un organo legislativo dalla visione conservatrice. Così, per attuare la riforme necessarie, Dilma dovrà necessariamente mediare le sue posizioni con le altre forze politiche e le nomine del suo nuovo esecutivo mostrano, in tal senso, un segnale di apertura. Il Ministero dell’Industria e dello Sviluppo Economico è stato affidato ad Armando Monteiro, esponente del Partido Trabalhista Brasileiro (PTB), un liberista sostenitore di una maggiore apertura commerciale, mentre per premiare l’exploit  del Partido Republicano Brasileiro (PRB), che ha conquistato 21 seggi, il nuovo ministro dello Sport è George Hilton, una nomina, però, seguita da polemiche per la sua scarsa competenza in materia. Anche il nome di Katia Abreu al Ministero dell’Agricoltura ha suscitato perplessità e proteste, tra cui quelle del Movimento brasiliano dei senza terra (MBST), per la sue posizioni vicine alle lobby dell’agrobusiness. I dicasteri che dovranno affrontare posizioni più delicate sono stati, invece, affidati a esponenti vicini al PT, come il Ministero dell’Educazione, guidato da Cid Gomes, e ilMinistero della Comunicazione, assegnato a Ricardo Benzoini, che dovrà rivedere le norme che regolano economicamente i media.

L’ECONOMIA – La nomina dei tredici ministri è seguita all’annuncio, lo scorso novembre, di un nuovo team economico guidato da Joaquim Levy, ex segretario generale del Tesoro del primo Governo Lula, con una lunga esperienza di vertice nel FMI. La nomina del nuovo ministro delle Finanze, scelta influenzata da Lula, ha portato a sostituire l’ex ministro, Guido Mantega, disapprovato dai mercati e dal suo stesso partito. L’ex sottosegretario alla Politica economica, dimessosi nel giugno 2013 per le polemiche con le scelte di Mantega, Nelson Barbosa, guiderà, invece, il Ministero della Pianificazione economica. Entrambi i ministri, riconosciuti come più solidi e credibili dei precedenti, dovranno affrontare una difficile eredità. Oltre alla congiuntura economica negativa, l’avanzo primario è diminuito negli ultimi anni e nel 2014, per la prima volta, il Brasile chiude l’anno con un deficit fiscale di oltre tre miliardi di dollari. L’obiettivo principale dei nuovi ministri sarà risanare i conti pubblici, tagliando la spesa pubblica e stimolando la crescita economica. Gran parte del debito, infatti,  è stato generato dalle minori entrate, come conseguenza della stagnazione dell’economia e dalle numerose esenzioni concesse dal Governo ai settori in crisi. La nomina di Levy manifesta la volontà dell’esecutivo di rilanciare l’economia, in modo da generare le risorse necessarie per perseguire le politiche d’inclusione sociale avviate e potenziarle. Per affrontare i cambiamenti necessari, molto dipenderà dalla sua stabilità e credibilità economica. Il rilancio del Brasile però non dipenderà solamente dalle politiche economiche attuate, ma piuttosto dalla risoluzione dei problemi strutturali  e dall’aumento della competitività.

NUOVE SFIDE – Il nuovo anno per Dilma non ha avuto un avvio facile. Lo scandalo Petrobras, il gigante petrolifero responsabile di quasi il 13% del PIL del Paese, sta avendo ripercussioni non solo sulla sua immagine, ma anche sull’economia, soprattutto nel settore delle costruzioni, largamente coinvolto. Rousseff ha confermato la prosecuzione dei programmi sociali avviati (dal Minha casa minha vida al Programma di Investimento in Logistica) e la volontà di affrontare il problema della sicurezza pubblica e della corruzione. Alle buone intenzioni, in questo nuovo mandato, dovranno seguire azioni concrete, tra cui la riforma tributaria, il sostegno alla produttività e l’incremento degli investimenti. Misure necessarie per il rilancio dell’economia e sostenute dall’esecutivo, ma che potrebbero contrastare gli interessi dei movimenti sociali che hanno supportato la sua elezione. La polarizzazione della società, riflessa nel voto delle scorse elezioni e emersa nella composizione del nuovo Governo, dovrà sapientemente essere mitigata dalla Presidente, mostrando capacità di mediazione e abilità nel far convergere gli interessi. Con un Congresso così frammentato non sarà facile giungere a un accordo su temi cruciali come le nuovepolitiche di sicurezza pubblica, la riforma politica, la riforma agraria e la protezione ambientale, ma diversi osservatori ritengono che esse siano assolutamente necessarie e che debbano essere realizzate già nel corso di quest’anno. Solo così il Brasile, come dichiarato da Rousseff, potrà dimostrare che non sarà sempre un Paese in via di sviluppo.