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INTERVISTA
A LUCA MUCCI, PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO E SOLIDARIETÀ
MODENA TERZO MONDO ONOLUS, SUL TEMA: VOLONTARIATO, POVERTÀ,
DISAGIO ED ESCLUSIONE SOCIALE.
DOMANDA: Che lettura della povertà,
il volontario è in grado di sviluppare in rapporto al suo servizio?
RISPOSTA: Il volontario è in grado
di fornire una lettura più approfondita dal punto di vista
umano, perché la lettura che esso fa circa la povertà,
è in chiave umana appunto. Il volontario si cala nella stessa
condizione del povero, nella sua realtà, e con lui vive e condivide
le difficoltà che affliggono il suo contesto di vita. Per questo
si può affermare che la percezione del volontario è
sufficientemente reale e veritiera, è una percezione che va
oltre i dati statistici. Per il volontario infatti, il povero non
è un numero, è una persona descritta da una storia e
da una condizione sociale. Troppo spesso la povertà viene descritta
solo con delle cifre, a mio avviso il merito del volontariato è
che riesce a dare, grazie ai rapporti generati dal suo servizio, dei
nomi a dei numeri.
DOMANDA: La lettura della realtà
con cui ci si confronta avviene da soli? Con quali altri soggetti
si può interagire per leggere il territorio in maniera più
efficace?
RISPOSTA: Io ritengo che la lettura del
contesto con cui ci si confronta non avviene e non deve mai avvenire
singolarmente e da solo. Senza il confronto con altri volontari impegnati
nella stessa realtà, non si può delineare una lettura
veritiera e attendibile. Anche in questo caso la collaborazione è
fondamentale.
I soggetti capaci di collaborare con i nostri volontari per fornire
una giusta lettura della realtà sociale, a mio avviso sono
le comunità evangeliche di base, i missionari e i laici impegnati
come volontari. Tutte figure “popolari” che vivono quotidianamente
al fianco dei soggetti da aiutare e che quindi conoscono e condividono
la loro realtà.
DOMANDA: Come tale lettura determina
la capacità e l’efficacia dell’intervento?
RISPOSTA: l’efficacia, secondo me, è
dettata dalla denuncia delle necessità fatta direttamente dai
soggetti che vivono la realtà locale che si sostiene. La capacità
effettiva di un intervento di volontariato è a rischio quando
si cade nell’errore di determinare le strategie e le decisioni tramite
un punto di vista esterno, non inserito nel contesto e non descritto
dalla collaborazione con la comunità locale.
DOMANDA: Povertà locali e povertà
mondiali, esiste un criterio che determina l’intervento sulle une
o sulle altre?
RISPOSTA: Il criterio che determina l’intervento
su entrambe le povertà è lo stesso fondamentalmente,
perché è descritto e motivato dagli stessi ideali e
dagli stessi valori. Diciamo però che quando si lavora a contatto
con una realtà straniera caratterizzata da forme culturali
e sociali diverse, come nel caso brasiliano, è necessario possedere
una conoscenza più accurata ed approfondita della realtà
con cui ci si impegna.
DOMANDA: Esiste un filo comune tra le
povertà?
RISPOSTA: Purtroppo ritengo di si. Le
due costanti presenti in ogni ambito di povertà sono l’egoismo
della società e il sistema economico escludente. Il disinteresse
mostrato per le cause che determinano le condizioni di povertà,
non fa altro che alimentare queste condizioni di vita descritte dalla
marginalità e dall’ingiustizia. La povertà non nasce
mai da sola, è sempre causata da fattori, il più delle
volte esterni. Gli indios brasiliani dicono che prima dell’arrivo
dei colonizzatori portoghesi nessuno moriva di fame,mi sembra che
questa loro affermazione parli da sé.
DOMANDA: Esiste un modello culturale,
economico,politico, religioso in grado di contrastare il fenomeno
della povertà favorendone il superamento?
RISPOSTA: Essere volontari sicuramente
significa essere promotori di un modello descritto da valori etico-solidali
e finalizzato allo sviluppo umano e sociale. Io ritengo che non esiste
un modello unico che si oppone alla povertà. Esistono vari
modelli determinati dalla cultura, dalla religione, dall’ideologia
politica, che però esprimono un impegno e un valore comune,
quello della sensibilizzazione sociale e quello della solidarietà.
Penso che queste siano le componenti fondamentali e vincenti per un
modello incentrato circa le condizioni di povertà.
DOMANDA: Il volontario percepisce la
povertà non solo come problema, ma anche come un possibile
riferimento di valore?
RISPOSTA: Si, proprio così. La
povertà spesso favorisce la nascita e l’applicazione concreta
di valori, nella povertà si riscoprono cose che la ricchezza
è solita nascondere. La povertà richiama alla semplicità
e ad una coscientizzazione circa il reale valore delle cose. La povertà
inoltre è una possibilità d’espressione di valori come
l’altruismo, l’umiltà, la condivisione, l’eguaglianza e naturalmente
la solidarietà.
DOMANDA: La denuncia alle cause della
povertà è un elemento naturale dell’essere volontario?
RISPOSTA: Per quel che mi riguarda si,
quando infatti si condividono certe realtà con i soggetti dell’impegno
solidale, è impossibile non denunciare. Ritengo inoltre che
la denuncia sia una fondamentale forma di prevenzione contro ulteriori
ingiustizie e ulteriori forme di esclusione.
DOMANDA: Esiste una capacità di
denuncia del singolo? Se si, denuncia per cosa? A chi? Verso dove?
RISPOSTA: Non c’è bisogno di un’istituzione
o di un gruppo per denunciare un’ingiustizia o una violazione di diritti,
è come dicevo prima nella natura di ogni singolo volontario.
La denuncia è rivolta a tutti, tutti devono essere a conoscenza
di alcune realtà troppo spesso ignorate o appositamente oscurate
per interessi economici dai mezzi di informazione.
In questo senso la denuncia è importante sia come promotrice
di una presa di coscienza, sia per alimentare la sensibilizzazione
sociale a riguardo.
DOMANDA: Esiste un livello macro ed uno
micro di denuncia?
RISPOSTA: La denuncia a livello macro
è quella che compete alle istituzioni, o comunque ad enti ed
organizzazioni. La denuncia micro è quella che compete al singolo
volontario e spesso è anche quella più pratica e più
efficiente essendo di sovente rivolta ad una realtà definita.
DOMANDA: Il volontariato è gia
di per se una forma di denuncia?
RISPOSTA: Si, significa che la società
per inefficienza o per incompetenza, non si è fatta carico
di un problema.
DOMANDA: Prevenzione o assistenza?, giustificare
la scelta.
RISPOSTA: Sicuramente prevenzione, come
dice un famoso proverbio “prevenire è meglio che curare”. L’assistenzialismo
limita molto lo sviluppo. L’obbiettivo di una associazione di volontariato
come la nostra è raggiungere ed instaurare, nei contesti che
si seguono e si aiutano, un adeguato livello di autosufficienza capace
di dare continuità ad un loro progetto di sviluppo autonomo.
DOMANDA: Qual è il momento in
cui il volontario deve intervenire?
RISPOSTA: L’intervento è determinato
dal rapporto dato dall’entità delle esigenze denunciate dalla
realtà in cui si è impegnati come volontari e dalle
effettive possibilità e disponibilità economiche e di
tempo del volontario stesso.
DOMANDA: La promozione umana è
l’elemento oggettivo o soggettivo dell’azione volontaria?
RISPOSTA: Per l’azione e i principi del
volontario la promozione umana è un elemento oggettivo, perché
lo sviluppo umano è il fine principale che si deve garantire
a chi vive in condizioni di esclusione o di emarginazione.
DOMANDA: Qual è il livello di
coinvolgimento personale richiesto in una relazione di aiuto e di
sostegno? Ci sono delle distanze da rispettare? Se si perché?
RISPOSTA: E’ chiaro che un alto coinvolgimento
del volontario nella pratica solidale è un elemento molto positivo,
utile e con una grande valenza motivazionale. Tuttavia certe distanze
vanno mantenute e garantite nel rispetto dell’efficienza e del ruolo
che si sta occupando.
Il rapporto di amicizia, che spesso nasce con soggetti inseriti nel
contesto in cui si è impegnati, sicuramente influisce positivamente
sul coinvolgimento dei volontari stessi, rapporti personali però
non devono distogliere l’attenzione dall’importanza del vero obbiettivo
dell’azione volontaria, ovvero l’efficienza della pratica solidale.
E’ inoltre fondamentale e necessario conoscere adeguatamente i rapporti
interpersonali che descrivono il contesto in cui si è impegnati,
soprattutto in una realtà caratterizzata da forme di cultura
e di mentalità differenti da quelle italiane.
DOMANDA: Quali sono i vantaggi che i
volontari possono dare alla riuscita dell’intervento attraverso il
loro potere relazionale?
RISPOSTA: Il vantaggio più importante
è la capacità del volontario di coinvolgere altre persone,
sensibilizzandole, costruendo una rete relazionale incentrata sulla
solidarietà.
Il potere relazionale del volontario inoltre ha la capacità
di far percepire, al soggetto che si aiuta, un senso di sicurezza,
di inclusione e di coinvolgimento così manifesto, da far aumentare
costantemente il suo grado di fiducia e di speranza circa un miglioramento
delle sue condizioni.
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