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TESTIMONIANZE

IL POPOLO BRASILIANO E LA SUA ANIMA. UNA TESTIMONIANZA DI ALESSANDRA CRISTINA RODRIGUES

Ecco dunque, in seguito, la mia povera riflessione che è nata forse per rafforzare i miei stessi concetti o l'identità culturale o ancora la mia anima brasiliana, non per convincere o insegnare storia del Brasile a nessuno. Come il popolo di Dio in prigionia sentiva il bisogno di ricordare e raccontare la sua storia, penso che ai nostri giorni questa necessità sia ancora molto attuale.
Così comincio:

Chi sono i brasiliani? E' molto comune arrivare in Brasile e trovarsi immediatamente di fronte a una infinità di razze mescolate, a una cultura che in realtà è un miscuglio di culture. Camminando in città incontri persone di pelle morena e occhi verdi, o di pelle scura e occhi chiari, bionde dagli occhi azzurri, bianche dai capelli increspati, neri con capelli lisci, occhi allungati, rotondi o a mandorla, labbra carnose o sottili. Si notano subito i tratti marcanti dei nativi (indios) nelle persone morene con capelli lisci e occhi a mandorla.

Si nota anche la forte presenza dell'africano che per opera di alcuni "valorosi scopritori", con la missione di "civilizzare" e "cristianizzare", furono espatriati e divennero schiavi in terre straniere. Infine, si vede la presenza del famoso uomo bianco. Tra i tanti abbiamo i portoghesi, gli italiani, i tedeschi, i polacchi, gli ucraini e perfino i giudei, gli asiatici e gli arabi. Tutti insieme nell'unica casa ecumenica chiamata Brasile.

Diversi furono i motivi che spinsero tutti questi popoli a emigrare fin là: la miseria, la fame, la guerra ne furono i principali. Siccome il Brasile è gigante per sua stessa natura, divenne madre e fonte di vita per tanti popoli che oggi, assieme agli indios e ai neri, formano un solo popolo, dotato di grande varietà di colori e lineamenti e con un'anima allegra e al tempo stesso nostalgica, la famosa "saudade brasileira" che fa di noi un popolo molto emotivo. Un popolo che ha il ritmo nel piede, come tanti dicono, un popolo accogliente e pronto a servire, che vibra con le emozioni e piange, prega, danza e canta la sua storia. Possiamo affermare che l'anima del Brasile è plurale.

E' un paese dalle molte anime. Pluralità che converge su alcuni punti che possiamo trovare nella festa e gioia di vivere nonostante le difficoltà, sofferenze e disuguaglianze sociali. E' un paese che ci dà un esempio grande di integrazione ed ecumenismo, perché in esso il giudeo e il palestinese abitano vicini senza conflitti e vivono in pace. Con questa particolarità: per noi Dio è brasiliano. La fede del brasiliano è un po' mistica e sincretista.

Tra le diverse professioni di fede abbiamo la Chiesa Cattolica che ancora continua a essere umana, accogliente e inclusiva. Essa lotta al fianco dei poveri, è fatta di piccole comunità rurali e urbane che si riuniscono per celebrare la vita, la fede nel Dio della vita, della speranza e della liberazione. Queste stesse comunità, alla luce della parola di Dio, cercano di far luce sulla vita con le sue lotte, sogni, sofferenze e difficoltà. Abbiamo ancora, grazie a Dio, in alcune diocesi, una chiesa-popolo, meno gerarchica e più comunitaria, dove i ministeri sono realmente servizi.

E' un modello di chiesa che nacque dal Concilio Vaticano II e che, in Brasile e in tutta l'America Latina, divenne molto forte. Ricordavo qui le nostre espressioni di fede, e tre soprattutto mi sembrano meravigliose. Quando si saluta un brasiliano domandandogli come sta, la sua risposta è: "Bene, grazie a Dio". oppure "Si tira avanti come Dio vuole". Questa è una risposta che secondo me esprime molto la fede in un Dio che è Protagonista e conduce ancora oggi il suo popolo, proprio come lo condusse in passato. Egli fa la storia assieme al suo popolo.

Mettersi nelle mani di Dio, lasciando a lui la decisione del nostro bene e del nostro male, o il fatto di attribuire a lui il nostro star bene, rispondendo "bene, grazie a Dio", penso che sia un atteggiamento di umiltà e l'unica cosa da fare. E' un non voler essere autosufficienti, un mettere nelle mani e nel cuore del Signore la guida delle nostre vite, fare tutto secondo la sua volontà, consegnarsi a Lui.

La seconda: quando il brasiliano vuole o spera in qualcosa, esprime sempre il suo desiderio come qualcosa che dipende dalla volontà del Padre e, di solito, si esprime così: "Se Dio vuole". 'Se Dio vuole andrà meglio', 'se Dio vuole comprerò la mia casetta', 'se Dio vuole il raccolto sarà buono' 'se Dio vuole pioverà' e via di questo passo. La decisione è sua, e noi speriamo in Lui, confidiamo in Lui come figli nonostante i nostri errori e mancanze, sappiamo che Egli è Padre e Madre e per questo non ci abbandona mai, nemmeno quando pensiamo che non ci stia ascoltando e quando sembra assente, quando non risponde..

Se Dio vuole tutto andrà per il meglio.. La terza espressione è pure bellissima. Il brasiliano, in segno di rispetto verso i più anziani o i familiari, è solito chiedere la Benedizione. Generalmente, quando ci si saluta, invece di chiedere come va si dice: "La Benedizione'. La risposta a questa parola è molto profonda: "Dio ti benedica". Questo benedirsi tra le persone, tra vecchi e bambini, tra padrini e figliocci, genitori e figli, esprimono la fede di un popolo che crede nel proprio fratello e in un Dio che vive nel fratello, poiché se ti chiedo di benedirmi è perché credo che Dio vive in te. Questa benedizione è data nel nome del Signore.

Significa che in questo la gente acquista una certa autorità che di solito è riservata al prete (sacerdote), però come figli dello stesso Padre e battezzati nel nome di Gesù diventiamo anche noi profeta, sacerdote, re e pastore. E' una tradizione che le persone conservano con molto rispetto specialmente in campagna, benchè nelle città grandi comincino a scomparire questi valori. Secondo me questo modo di fare ricorda molto una chiesa domestica, familiare, dove tutti sono al servizio del fratello e si benedicono a vicenda facendosi carico del battesimo o addirittura dell'impegno di veri catechisti.

Ricorda anche un'altra cosa, la cultura ebraica dove il padre di famiglia benedice il cibo. Sono valori da riscattare in ciascuno di noi, che ci fanno diventare più fratelli e quindi più cristiani. Finisco dicendo che per capire bene quest'anima brasiliana forse non basta solo qualche viaggio per alcuni mesi. O forse sì. Dipende. Se uno ci va aperto, disposto a dare e ricevere e soprattutto capire il nuovo come differenza e ricchezza di culture e non con il concetto di cultura superiore o inferiore, basterà poco. Il modo migliore per capire questo è vivere con la gente, nel suo quotidiano, le sue gioie, sofferenze, incontri di preghiera e feste. Alla fine potremo chiederci: "Ne è valsa la pena?" " Tudo vale a pena quando a alma não è pequena' (tutto vale la pena, quando l'anima non è piccola".

Paz e Bem.

Alessandra Cristina Rodrigues

 

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