La situazione in Brasile sta precipitando. Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro domenica pomeriggio è intervenuto a una manifestazione organizzata di fronte al comando generale dell’esercito a Brasilia in occasione delle forze armate. In piedi su un pick up bianco e senza mascherina, contravvenendo alle raccomandazioni delle autorità sanitarie per contenere il contagio del coronavirus, si è rivolto ad alcune centinaia di suoi fedelissimi che invocavano l’intervento militare e la chiusura del Parlamento. «Non vogliamo negoziare niente – ha detto Bolsonaro – Tutti in Brasile devono capire che sono sottoposti alla volontà popolare». Davanti a lui i manifestanti avevano cartelli che inneggiavano all’Atto istituzionale numero 5, il più brutale atto della giunta militare durante la dittatura che prevedeva la chiusura del Parlamento e forti limitazioni alle libertà personali.

Bolsonaro non ha fatto cenno all’epidemia ma ha assicurato che farà «tutto il possibile per cambiare il destino del Brasile». «Sono venuto qui – ha detto – perché ho fiducia in voi, voi siete qui perché avete fiducia nel Brasile. La vecchia politica è alle spalle, abbiamo un nuovo Brasile davanti a noi». Bolsonaro nelle scorse settimane è entrato più volte in rotta di collisione con i governatori degli Stati, con il Parlamento e con il suo stesso ministro della Salute per quanto riguarda la gestione dell’emergenza coronavirus. Ha continuato a farsi vedere in pubblico a volto scoperto e a girare per le strade, ha più volte parlato di isteria mondiale rispetto al Covid 19 e ha trattato la malattia come una normale influenza.

Dopo la manifestazione di domenica ci sono state diverse reazioni. L’ex presidente Fernando Henrique Cardoso ha censurato il Capo di Stato per aver partecipato «a una manifestazione antidemocratica. Dobbiamo unirci tutti – ha aggiunto – attorno alla costituzione contro le minacce alla democrazia, un ideale che deve unire civili e militari». Il presidente della Camera, Rodrigo Maia, ha detto che «difendere la dittatura significa fomentare disordini». Il giudice costituzionale Gilmar Mendes ha rincarato la dose, sostenendo che «è pauroso vedere manifestazioni che inneggiano al regime militare».

Un articolo de La Stampa