Zika è una malattia virale trasmessa da zanzare del genere «Aedes», le stesse che trasmettono la dengue o la chikungunya. Secondo la rivista Lancet il virus potrebbe diventare l’emergenza sanitaria globale nel 2016. La malattia è pericolosa per le donne incinta perché si sospetta sia la causa di microcefalia nei feti. Il malessere dura da 2 a 7 giorni.

La grande preoccupazione nasce dal fatto che, in Brasile, sono aumentate di venti volte, dal 2014 a oggi, le nascite di bambini con microcefalia (con una testa, cioè, più piccola del normale: quasi 4.000 casi nell’ultimo anno), una condizione che comporta, poi, problemi di apprendimento e di sviluppo. E queste nascite sono state messe in relazione con l’infezione da virus Zika. Non solo: si segnala anche un incremento di casi di sindrome di Guillain-Barré (una malattia di solito rarissima, ma l’anno scorso si sono contati 554 casi solo nella zona Nord-Est del Brasile e altri in Colombia, Venezuela e El Salvador). Si tratta di una malattia che colpisce i nervi e provoca la paralisi dei muscoli: generalmente ci si riprende dopo una settimana, ma in qualche caso può essere fatale. Non è sicurissimo che anche questa situazione sia legata allo Zika, ma i sospetti sono molto forti.

Nella maggior parte delle persone l’infezione non è grave: provoca, in un caso su cinque, febbre, dolori muscolari e articolari, congiuntivite, arrossamenti della pelle (comparsa di macchie e papule) e spossatezza. I sintomi compaiono dopo 3-12 giorni dalla puntura della zanzara. L’infezione non ha mai dato origine a febbri emorragiche o morte. C’è però un problema: essendo i sintomi clinici sovrapponibili a quelli di altre due malattie simili – la dengue e la chikungunya – possono creare una certa confusione nella diagnosi. Non esiste ancora un test commerciale per la malattia da Zika. Non ci sono cure specifiche: si consiglia riposo a letto e terapie di supporto per la febbre (antipiretici e somministrazione di liquidi). Sarebbe meglio non usare aspirina nel dubbio della diagnosi (il farmaco è controindicato nel caso di dengue). Non ci sono vaccini allo studio contro il virus Zika, ma contro altri virus della stessa famiglia sì. Si può pensare di adattarli. Questa infezione e le sue cugine (dengue e chikungunya) si manifestano come epidemie improvvise e vaccinare preventivamente tutta la popolazione potrebbe essere troppo costoso e poco efficace.

Zika è il nome di una foresta dell’Uganda dove il microrganismo è stato scoperto per caso nel 1947, ma allora infettava soltanto le scimmie. Poi la zanzara che lo trasmette (del genere «Aedes») ha cominciato a pungere anche gli umani e quindi a diffondere l’infezione. È la storia di tutte le nuove infezioni tipo Aids: fino a un certo punto rimangono confinate fra gli animali, poi fanno il salto di specie. Ora la zanzara che trasmette il virus è la «Aedes aegypti» (quella che veicola anche la febbre gialla, che provoca gravi emorragie), diffusa soprattutto nelle zone tropicali e subtropicali del Pianeta. Secondo alcuni sarebbe arrivato in Brasile con il Mondiale di Calcio, che ha richiamato nel Paese sudamericano, nel 2014, persone da ogni angolo del globo, favorendo così la diffusione dell’infezione dalla Polinesia Francese al Brasile. E adesso le autorità sanitarie brasiliane sono molto preoccupate per quello che potrà succedere con il prossimo Carnevale di Rio de Janeiro e ancora di più per l’Olimpiade che si terrà, sempre a Rio, nell’agosto prossimo.

Se altre zanzare del genere «Aedes», come la «Aedes albonicus» (la zanzara tigre), si adatteranno a trasportare il virus Zika, il rischio che arrivi anche in Europa è reale. La zanzara tigre vive in climi più temperati rispetto a quella della specie «Aedes aegypti» ed è presente in 32 Stati dell’Unione americana, in Europa e in Italia. È quella che trasmette i virus della chikungunya e della dengue – responsabili della «febbre spacca ossa»: casi di malattia sono stati segnalati negli ultimi anni in varie regioni italiane, soprattutto in Emilia-Romagna e in Veneto – chiamate anche «febbri estive».

I Cdc (i Centri per il controllo delle malattie infettive americani) e anche l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, sconsigliano alle donne in gravidanza di recarsi nei Paesi dove è diffusa l’infezione. Brasile e El Salvador suggeriscono di posticipare le gravidanze in attesa che l’epidemia si esaurisca. Il problema è che i danni da virus sul feto avvengono nel primo trimestre di gravidanza, quando una donna può non sapere di essere incinta. La questione ha rilanciato il dibattito sull’aborto in Brasile, dove la legge è molto restrittiva.