È il momento delle bacche di açaí: vengono dall’Amazzonia, sono antiossidanti (ma meno del vino rosso, questo va detto) e sarebbero una panacea contro l’invecchiamento, il cancro, l’infarto, l’ingrassamento, le malattie autoimmuni, le allergie, il colesterolo, questo almeno sostengono massicce campagne pubblicitarie, che promuovono prodotti industriali realizzati con le suddette bacche. Magari non ci salveremo la vita, però possiamo consolarci pensando che il nostro desiderio di trovare qualcosa di più miracoloso della medicina tradizionale (e di una banale dieta equilibrata che includa normalissimi frutti di bosco) finisce per dare lavoro a popolazioni svantaggiate di luoghi remoti, che – probabilmente malpagate – hanno ora, perlomeno, un posto di lavoro assicurato.

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L’açaí è un piccolo frutto a forma di bacca dal colore violaceo che cresce sulle palme delle regioni amazzoniche. Il cuore della produzione e del commercio dell’açaí è Belém, capitale dello stato del Pará, a nord del Brasile, dove ogni mattina all’alba si svolge il mercato Ver O Peso. Lì convergono le imbarcazioni provenienti dalle isole vicine, in particolare Combu e Marajó. I frutti vengono acquistati da piccoli e grandi compratori: ristoranti locali, industrie vicine, ma anche esportatori nazionali e internazionali. La raccolta rappresenta, assieme alla pesca, la principale forma di sussistenza per le popolazioni di ribeirinhos che vivono in prossimità dei fiumi. La raccolta viene svolta a mano: gli uomini, le donne e a volte anche i ragazzini si immergono nella foresta alla ricerca delle palme più ricche di frutti, avvolgono un laccio attorno alle caviglie e si arrampicano con estrema agilità su tronchi sottili e alti che possono raggiungere anche i 30 metri.

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Le bacche vengono poi selezionate, pulite e raccolte in cesti chiamati raça. Ogni raça contiene 35 chili di frutti, quindi per riempirla sono necessarie circa 30 palme. Il valore di una raça si aggira intorno ai 70 reales (22 euro) e produce 16 litri di succo. L’açaí per essere consumato deve essere attentamente lavorato al fine di ricavarne polpa e liquido (a Berlino e a Milano hanno aperto gli Açaí Juice Shop). Il periodo migliore per la raccolta va da settembre a dicembre; negli altri mesi, quando le bacche scarseggiano, il prezzo lievita sino ai 200 reales (65 euro) a raça.

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Da sempre componente essenziale della cultura alimentare indigena, la domanda di açaí è andata crescendo in modo esponenziale negli ultimi decenni anche nel resto del mondo grazie alla scoperta delle sue proprietà terapeutiche: regolarizza l’intestino, combatte i radicali liberi, ritarda l’invecchiamento e controlla il colesterolo. Nonostante l’esportazione rappresenti solo il 10% del mercato, nel 2012 il Pará ha venduto all’estero 6 mila tonnellate di polpa, per un valore di 17,3 milioni di reales (più di 5 milioni di euro). Tra i maggiori compratori Stati Uniti e Giappone.

Da un articolo di IO donna del Corriere della Sera